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azione e re-azione

Conoscere il significato delle parole che utilizziamo è fondamentale per farci comprendere e decidere di costruire con coscienza il nostro futuro di cioccolata. Siamo noi responsabili delle relazioni che creiamo e viviamo, siamo noi a scegliere la qualità degli scambi relazionali che istauriamo con...

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le domande nelle negoziazione…

Posted by eMOTIONpnl | Posted in Blog | Posted on 08-01-2009

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domandeOggi vogliamo occuparci delle parole, cosa esse significano e del processo della comunicazione.
Le parole sono il contenuto della comunicazione. Nei precedenti articoli eMOTIONpnl ha trattato con maggiore frequenza il processo di comunicazione, oggi vogliamo comprendere come usufruire del contenuto e quindi delle parole nel processo di comunicazione.
Alfred Korzybsky e Noam Chomsky, i nostri bisnonni riguardo gli studi dei processi di linguaggio e della comunicazione, evidenziarono che la mappa che abbiamo della realtà è differente dalla realtà stessa, in quanto quest’ultima è più estesa di ogni singola mappa personale di ogni individuo. Ciò significa che, ad esempio, la parola gatto è differente dalla parola gatto siamese bianco che sta facendo le fusa. Un gattino può anche essere quel batuffolo che siamo abituati ad immaginari come può anche essere quel piccolo gatto spelacchiato o quell’animaletto pelle ed ossa che graffia.
Chomsky al riguardo ha aggiunto l’idea che mappe impoverite ed inadeguate della realtà sono il risultato dei nostri scarsi processi di percezione.
Utilizzare le domande per comprendere la mappa del nostro interlocutore significa utilizzare la chiave contenuta in queste seguenti tipologie di domande:
domande che chiariscono nomi e verbi non specificati;
domande che chiariscono i condizionali “dovrei”, “vorrei”, “non potrei”;
domande per comprendere le generalizzazioni;
domande per comprendere i comparativi raffrontandoli a qualcosa

domande per i nomi non definiti:
questa domanda è utilizzata per definire i nomi/termini non definiti.
Se tre persone stanno discutendo sulla produttività, questo termine avrà tre significati diversi. Ad esempio per la prima persona stanno discutendo dell’aumento di macchinari, per la seconda fare più prodotti con gli stessi macchinari, per la terza potrebbe significare un aumento della componente umana. Ecco quindi necessaria una definizione valida e condivisa per tutti i partecipanti alla conversazione altrimenti l’accordò sarà contrastato ed impedito dall’incomprensione reciproca.
La parola produttività è un nome non specificato e quindi abbiamo bisogno di utilizzare la prima domanda per riconoscere il nome e quindi chiedere: “quale produttività specificatamente?”. Questa tipologia di domanda rende molto specifica la nostra comunicazione sciogliendo i possibili nodi ed intoppi nel prosieguo della comunicazione.
Domanda per i verbi non definiti: una volta che siamo stati di togliere il grasso dai nomi con la domanda sopra specificata andiamo ai verbi.
La prima domanda per indagare i verbi è chiedere “come specificamente?” ad esempio: “preparerò una relazione per domani” ci verrà da chiederci come sarà questa relazione, quindi per avere maggiore informazioni chiederemo come sarà specificatamente questa relazione.
Domande per le regole: queste sono domande particolarmente utili quando ci troviamo nella conversazione parole del tipo “dovrebbe”, “devo”, “non posso” “dovrei”. Per la linguistica questi sono operatori modali ed indicano regole che possono esserci oppure no.
Regole e limitazioni sono come staccati che costruiamo attorno alle nostre possibili azioni. Al di là dello steccato , cioè al di fuori l di là dello steccato , cioè al di fuori della nostra consapevolezza, vi sono tanti altri comportamenti possibili che ignoriamo una volta che siamo preda delle limitazioni.
Di fronte ad un “non dovrei…” la domanda da fare è: “che cosa succederebbe se……”.
Le domande chiarificatrici sono appuntite come lance ed è meglio porre tra esse ed i destinatari una sorta di cuscinetto (softener): “mi domando che cosa specificamente vuoi significare dicendo…” oppure “ti spiacerebbe dirmi come specificatamente…”, è fondamentale osservare le reazioni dell’interlocutore: potremmo perdere il rapporto.
Domande per le generalizzazioni: queste domande funzionano per verificare o smentire la veridicità delle generalizzazioni. La generalizzazione è un processo del pensiero naturale che ci mette in grado di aprire porte ed usare maniglie senza doverci pensare ogni volta, sono degli automatismi.
Nella vita di tutti i giorni, una volta appreso da piccoli a che serve una maniglia e come si apre una porta, generalizziamo questa informazione per tutte le porte che incontreremo nella nostra vita, aprendole semplicemente senza pensarci su. Le nostre mani hanno imparato tutto su maniglie e porte e noi generalizziamo teli informazioni.
È quindi ovvio che le generalizzazioni devono funzionare nella realtà: sarebbe poco produttivo ri-imparare ogni volta come aprire una porta o come girare una maniglia.
Occorre sapere che ci sono generalizzazioni che creano fastidi e limitano il nostro comportamento.
Infatti la nostra tendenza è quella di generalizzare le nostre esperienze per rendere automatico il processo decisionale, decidiamo di conseguenza che tutte le esperienze saranno simili in futuro. Se abbiamo avuto un capo ufficio difficile, tenderemo a generalizzare la credenza che tutti i capi ufficio sono persone scorbutiche e difficili. E così credendo questo tenderemo a ricreare la realtà difficile che crediamo. Inneschiamo un circolo vizioso che si autoalimenta e riproduce.
Quando generalizziamo, ignoriamo le eccezioni.
Parole come tutti, ognuno, sempre, ci avvertono che ci troviamo di fronte ad una generalizzazione. Tali espressioni sono bugie e semplici generalizzazioni. Tutti, mai, sempre, chiunque, essi… nascondono generalizzazioni che distorcono la comunicazione e la nostra comprensione…
Domande per i comparatori: usiamo queste domande quando ci troviamo di fronte a parole come meglio, peggio, più facile…
Usiamo queste domande quando l’informazione in-espressa e contenuta nelle parole sopradette influenzano sulla riuscita dell’obiettivo.
Se udiamo: “è meglio fare questo” dovremmo domandarci “meglio di che cosa?”
Nella misura in cui la domanda solleciterà l’informazione che vogliamo.
Quando iniziamo una riunione abbiamo necessità di avere a disposizione le nostre preziose domande per chiarire la nostra posizione e la comprensione del discorso. Una comunicazione fraintesa è del tutto inutile per il raggiungimento dei nostri obiettivi.
Ognuno di noi ha un linguaggio, basato sulle proprie esperienze. Questi linguaggi hanno lo stesso suono, ma i significati che abbiamo dato ai suoni sono differenti.
Le nostre esperienze passate colorano i significati delle nostre parole in modo tale che il fraintendimento è facile. E così scopriamo che i fraintendimenti costano tempo, denaro e risorse. Capire cosa gli altri vogliono e quello che noi vogliamo dagli altri riduce i tempi nell’esecuzione dei lavori e l’efficacia delle nostre azioni.
Le domande sono il principio di ogni processo di negoziazione

Scopri come negoziare e comuniare

Comments (1)

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