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IL DESERTO DEI TARTARI ispirata all’omonimo romanzo di Dino Buzzanti (1940), questa, l’ultima regia di Valerio Zurlini è uno dei rari casi di “adattamento cinematografico” dalla grande letteratura dove la forza del linguaggio filmico conferma ed esalta il valore dello scritto...

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vivere la ricchezza

Posted by eMOTIONpnl | Posted in Blog | Posted on 28-01-2009

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abbondanzaLo stato naturale delle cose sul pianeta terra è l’abbondanza. Osservando la natura notiamo la straordinaria capacità di ri-crearsi. Ogni luogo sulla terra è colmo di vita: piante, animali, insetti ed uccelli. Persino nel deserto e nei luoghi più inospitali c’è un’incredibile ricchezza di vita. Un chiaro esempio riguarda le città del passato che furono abbandonate dalla civiltà e riconquistate dalla natura.
Viviamo in un universo di fantastica abbondanza. È la coscienza di povertà che ci impedisce di percepire questa abbondanza naturale che si rinnova continuamente e di raccoglierne i frutti.
La coscienza di povertà e sterilità è uno stato mentale creato da noi stessi.
È la posizione in cui ci mettiamo quando diciamo “non ho abbastanza. In qualunque modo non avrò mai abbastanza. Questo è il momento in cui sperimentiamo di essere poveri e lamentosi.
Questa convinzione viene sostenuta da un utilizzo raffinato dell’intelligenza che viene messa al servizio della povertà e delle infinite giustificazioni: “ho solo ciò che è sufficiente per vivere, non mi servirebbe più di quel tanto per farcela…”

Quando ci iscriviamo al club del lamento “nati per soffrire” crediamo che la mancanza è più nobile della ricchezza. Pensiamo davvero che essere poveri significhi essere moralmente superiori e ci gonfiamo d’orgoglio per la povertà che stiamo sperimentando. Spesso siamo orgogliosi di essere poveri e quindi cominciamo a ricercare persone che possano confermare questo unendoci ad altri partecipanti al club suddetto e che sperimentano un livello socio-economico simile al nostro. Abbondano le definizioni del tipo: “con i ricchi non mi trovo bene, sono così diversi da me! “. Se questo è quello che pensiamo , consideriamo in che categoria ci stiamo mettendo!
Un altro aspetto molto interessante è il vivere la ricchezza.
Spesso diciamo: “voglio essere ricco, voglio più soldi”. Così stiamo dicendo che vogliamo ciò che ci manca e quindi siamo nella perenne ricerca dell’oggetto di desiderio.
Quando sperimentiamo l’abbondanza e ci iscriviamo al club dei nati per godere della vita, scopriamo che crediamo realmente nell’abbondanza e nella ricchezza. Scopriremo che dal nostro vocabolario è assente la parola volere.
Il concetto di volere è assente dal nostro vocabolario… noi creiamo, materializziamo, attuiamo, viviamo, abitiamo.

scopri come realizzare un’esistenza ricca e meravigliosa

la relazione con i clienti

Posted by eMOTIONpnl | Posted in Blog | Posted on 24-01-2009

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comunicareCon l’articolo di oggi eMOTIONpnl vuole aumentare la comprensione dell’efficacia di un buon ascolto.
Le società di servizi, quali banche, assicurazioni, compagnie aeree, uffici postali, ricevimento di clientela in generale, offrono al cliente potenziale un “prodotto” con una caratteristica particolare: una notevole preponderanza di componente “umana”.
La qualità dei servizi sono al 90% influenzati dalla qualità della comunicazione e dal trattamento inteso come cortesia, ascolto e comprensione che il cliente “consum-attore” riceve.
La componente “tecnica” del servizio è relativamente bassa. Alcune ricerche in merito hanno evidenziato come di fronte ad un servizio il consum-attore tenda a mettere al primo posto il trattamento piuttosto che il contenuto tecnico del servizio, che può essere anche meno vantaggioso di quello della concorrenza. Una ricerca evidenzia i seguenti risultati: “cortesia, competenza, accuratezza, come elementi del servizio, preferiti rispetto al contenuto tecnico e ad un eventuale prezzo competitivo”.
“Preferisco essere ascoltata e compresa piuttosto che pagare mane”.
“Forse manca il parcheggio per i clienti, ma preferisco andare li…. Perché si interessano a me”.
Le società di servizi sul mercato attuale sono molte e si differenziano molto poco nell’offerta: per essere competitive puntano molto sulla formazione del personale, fornendo ad esse tecniche di comunicazione verbale, comportamentale e visiva. eMOTIONpnl riguarda e studia la grande forza della comunicazione di forme, materia, volumi e colori.
Chi lavora a stretto contatto col consum-attore ha bisogno di sviluppare ed allenare le capacità comunicative in quanto i primi istanti del contatto col pubblico sono fondamento della successiva relazione e della buona trasmissione dell’immagine aziendale.
Per immagine aziendale si intende il risultato delle promesse che l’azienda ha fatto mediante pubblicità o azioni promozionali che si traduce in determinate aspettative nella clientela.
Solo al momento dell’interazione, il cliente può verificare se le aspettative vengono soddisfatte.
Possiamo riassumere che qualunque figura facente parte della squadra azienda che ha relazione col pubblico è in prima istanza un venditore dell’immagine aziendale e della sua professionalità.
L’eMOTIONpnl si inserisce come tecnica indispensabile nel bagaglio di capacità e conoscenze di chi interagisce col pubblico.

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le domande nelle negoziazione…

Posted by eMOTIONpnl | Posted in Blog | Posted on 08-01-2009

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domandeOggi vogliamo occuparci delle parole, cosa esse significano e del processo della comunicazione.
Le parole sono il contenuto della comunicazione. Nei precedenti articoli eMOTIONpnl ha trattato con maggiore frequenza il processo di comunicazione, oggi vogliamo comprendere come usufruire del contenuto e quindi delle parole nel processo di comunicazione.
Alfred Korzybsky e Noam Chomsky, i nostri bisnonni riguardo gli studi dei processi di linguaggio e della comunicazione, evidenziarono che la mappa che abbiamo della realtà è differente dalla realtà stessa, in quanto quest’ultima è più estesa di ogni singola mappa personale di ogni individuo. Ciò significa che, ad esempio, la parola gatto è differente dalla parola gatto siamese bianco che sta facendo le fusa. Un gattino può anche essere quel batuffolo che siamo abituati ad immaginari come può anche essere quel piccolo gatto spelacchiato o quell’animaletto pelle ed ossa che graffia.
Chomsky al riguardo ha aggiunto l’idea che mappe impoverite ed inadeguate della realtà sono il risultato dei nostri scarsi processi di percezione.
Utilizzare le domande per comprendere la mappa del nostro interlocutore significa utilizzare la chiave contenuta in queste seguenti tipologie di domande:
domande che chiariscono nomi e verbi non specificati;
domande che chiariscono i condizionali “dovrei”, “vorrei”, “non potrei”;
domande per comprendere le generalizzazioni;
domande per comprendere i comparativi raffrontandoli a qualcosa

domande per i nomi non definiti:
questa domanda è utilizzata per definire i nomi/termini non definiti.
Se tre persone stanno discutendo sulla produttività, questo termine avrà tre significati diversi. Ad esempio per la prima persona stanno discutendo dell’aumento di macchinari, per la seconda fare più prodotti con gli stessi macchinari, per la terza potrebbe significare un aumento della componente umana. Ecco quindi necessaria una definizione valida e condivisa per tutti i partecipanti alla conversazione altrimenti l’accordò sarà contrastato ed impedito dall’incomprensione reciproca.
La parola produttività è un nome non specificato e quindi abbiamo bisogno di utilizzare la prima domanda per riconoscere il nome e quindi chiedere: “quale produttività specificatamente?”. Questa tipologia di domanda rende molto specifica la nostra comunicazione sciogliendo i possibili nodi ed intoppi nel prosieguo della comunicazione.
Domanda per i verbi non definiti: una volta che siamo stati di togliere il grasso dai nomi con la domanda sopra specificata andiamo ai verbi.
La prima domanda per indagare i verbi è chiedere “come specificamente?” ad esempio: “preparerò una relazione per domani” ci verrà da chiederci come sarà questa relazione, quindi per avere maggiore informazioni chiederemo come sarà specificatamente questa relazione.
Domande per le regole: queste sono domande particolarmente utili quando ci troviamo nella conversazione parole del tipo “dovrebbe”, “devo”, “non posso” “dovrei”. Per la linguistica questi sono operatori modali ed indicano regole che possono esserci oppure no.
Regole e limitazioni sono come staccati che costruiamo attorno alle nostre possibili azioni. Al di là dello steccato , cioè al di fuori l di là dello steccato , cioè al di fuori della nostra consapevolezza, vi sono tanti altri comportamenti possibili che ignoriamo una volta che siamo preda delle limitazioni.
Di fronte ad un “non dovrei…” la domanda da fare è: “che cosa succederebbe se……”.
Le domande chiarificatrici sono appuntite come lance ed è meglio porre tra esse ed i destinatari una sorta di cuscinetto (softener): “mi domando che cosa specificamente vuoi significare dicendo…” oppure “ti spiacerebbe dirmi come specificatamente…”, è fondamentale osservare le reazioni dell’interlocutore: potremmo perdere il rapporto.
Domande per le generalizzazioni: queste domande funzionano per verificare o smentire la veridicità delle generalizzazioni. La generalizzazione è un processo del pensiero naturale che ci mette in grado di aprire porte ed usare maniglie senza doverci pensare ogni volta, sono degli automatismi.
Nella vita di tutti i giorni, una volta appreso da piccoli a che serve una maniglia e come si apre una porta, generalizziamo questa informazione per tutte le porte che incontreremo nella nostra vita, aprendole semplicemente senza pensarci su. Le nostre mani hanno imparato tutto su maniglie e porte e noi generalizziamo teli informazioni.
È quindi ovvio che le generalizzazioni devono funzionare nella realtà: sarebbe poco produttivo ri-imparare ogni volta come aprire una porta o come girare una maniglia.
Occorre sapere che ci sono generalizzazioni che creano fastidi e limitano il nostro comportamento.
Infatti la nostra tendenza è quella di generalizzare le nostre esperienze per rendere automatico il processo decisionale, decidiamo di conseguenza che tutte le esperienze saranno simili in futuro. Se abbiamo avuto un capo ufficio difficile, tenderemo a generalizzare la credenza che tutti i capi ufficio sono persone scorbutiche e difficili. E così credendo questo tenderemo a ricreare la realtà difficile che crediamo. Inneschiamo un circolo vizioso che si autoalimenta e riproduce.
Quando generalizziamo, ignoriamo le eccezioni.
Parole come tutti, ognuno, sempre, ci avvertono che ci troviamo di fronte ad una generalizzazione. Tali espressioni sono bugie e semplici generalizzazioni. Tutti, mai, sempre, chiunque, essi… nascondono generalizzazioni che distorcono la comunicazione e la nostra comprensione…
Domande per i comparatori: usiamo queste domande quando ci troviamo di fronte a parole come meglio, peggio, più facile…
Usiamo queste domande quando l’informazione in-espressa e contenuta nelle parole sopradette influenzano sulla riuscita dell’obiettivo.
Se udiamo: “è meglio fare questo” dovremmo domandarci “meglio di che cosa?”
Nella misura in cui la domanda solleciterà l’informazione che vogliamo.
Quando iniziamo una riunione abbiamo necessità di avere a disposizione le nostre preziose domande per chiarire la nostra posizione e la comprensione del discorso. Una comunicazione fraintesa è del tutto inutile per il raggiungimento dei nostri obiettivi.
Ognuno di noi ha un linguaggio, basato sulle proprie esperienze. Questi linguaggi hanno lo stesso suono, ma i significati che abbiamo dato ai suoni sono differenti.
Le nostre esperienze passate colorano i significati delle nostre parole in modo tale che il fraintendimento è facile. E così scopriamo che i fraintendimenti costano tempo, denaro e risorse. Capire cosa gli altri vogliono e quello che noi vogliamo dagli altri riduce i tempi nell’esecuzione dei lavori e l’efficacia delle nostre azioni.
Le domande sono il principio di ogni processo di negoziazione

Scopri come negoziare e comuniare

dare e ricevere…

Posted by eMOTIONpnl | Posted in Blog | Posted on 05-01-2009

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dare-ricevereRicordiamoci che abbiamo tutto quello di cui abbiamo bisogno ora e che l’essenza del nostro essere è Amore. Noi siamo amore immerso nell’amore. Se pensiamo che abbiamo bisogno di ottenere qualcosa da un altro, ameremo quella persona quando ci darà ciò che pensiamo di volere e la odieremo quando deciderà altro. Abbiamo spesso relazioni che si limitano alla dicotomia amore/odio in cui ci troviamo a scambiare amore condizionato. La necessità di ottenere porta al conflitto ed all’angoscia è associata alla concezione lineare del tempo e delle relazioni. Dare, significa espandere l’amore amando e donando. La sensazione di armonia e condivisione può essere raggiunta quando attiviamo e pratichiamo il perdono. Perdonare, significa lasciar perdere il passato ed è quindi il modo per correggere i nostri pregiudizi.
Il perdono volontario ci consente di abitare il momento del qui ed ora. Così facendo possiamo interrompere il circolo vizioso della colpa e guardare a noi stessi ed agli altri amando. Il perdono ci consente di lasciare tutti i pensieri di separazione. Liberiamo noi stessi quando liberiamo gli altri dalla prigione delle nostre percezioni guidate dalla colpa e dalla separazioni per accedere all’incontro ed alla accoglienza.
Un altro strumento per poter cambiare le nostre percezioni e quindi gli occhiali per guardare ciò che ci circonda consiste nel riconoscere l’impatto che hanno su di noi le parole che utilizziamo. Le parole della lista che segue sono usate comunemente nei messaggi che diamo a noi stessi ed agli altri. Le parole come: IMPOSSIBILE, NON POSSO, PROVERO’, LIMITAZIONE, SE SOLO…, MA, COMUNQUE, DIFFICILE, DEVO, DUBBIO, OGNI PAROLA CHE METTE NOI STESSI O GLI ALTRI IN UNA CATEGORIA, OGNI PAROLA CHE TI PORTA A MISURARE TE STESSO O GLI ALTRI, OGNI PAROLA CHE TI PORTA A GIUDICARE O CONDANNARE TE O GLI ALTRI, contribuiscono a mantenere vivo nella nostra mente un passato pieno di paure e sensi di colpa. Come risultato le nostre tendenze conflittuali risultano molto più forti e radicate.
Più ci rendiamo conto che l’uso di queste parole interferisce con la realizzazione dei nostri desideri e con la nostra voglia di condividere ed incontrare il tutto e  più diventerà facile eliminarle dai nostri pensieri e dalle nostre espressioni. Per rendere più facile il processo di pulizia del nostro vocabolario possiamo immaginare di gettare effettivamente in un sacco le parole che ci bloccano e restringono.
Ogni istante della nostra vita è il momento per cogliere l’opportunità per intraprendere il viaggio verso la realizzazione dei nostri sogni e progetti di vita…
Quando siamo irritati, depressi, arrabbiati o malati, possiamo essere certi che abbiamo scelto come meta la paura e l’infelicità. Quando stiamo navigando verso le isole della paura e dell’angoscia, possiamo scegliere di fare il punto barca e ri-orientare la nave verso nuove mete.

eMOTIONpnl ti invita a partecipare al percorso che ti permetterà di cambiare le lenti con le quali guardi ed incontri il reale.