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linguaggio e credenze

Come abbiamo letto negli articoli precedenti, le nostre convinzioni influenzano il concetto che abbiamo su noi stessi ed il processo di pensiero interno che va ad influenzare il comportamento, le emozioni e quindi le nostre azioni… Proviamo ad ascoltare il nostro dialogo interno… agendo l’ascolto...

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noi possiamo conoscere il nuovo

Posted by eMOTIONpnl | Posted in Blog | Posted on 11-10-2008

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Cosa ci consente di crescere e sviluppare nuove capacità?
La risposta è molto  semplice se nel corso della nostra evoluzione personale evitassimo di strutturare schemi di credenze rigidi che spesso finiscono per imbrigliare e frenare la nostra capacità di conoscere ed imparare il nuovo.
L’uomo che vuole conoscere il nuovo evita di credere; impara. Più che far si di adattare la verità a noi siamo noi che possiamo adattarci alla verità. Chi crede cerca di adattare la verità a sé, il ricercatore invece adatta se stesso alla verità.
Proviamo a pensare ad un cristiano che attende la venuta di Dio ed anziché apparire Cristo appare Krishna, con il suo flauto e con delle ragazze che gli danzano intorno, il cristiano si girerebbe dicendo: “questo è differente da ciò in cui credo io… questo non fa per me”. Tenderebbe a negare ciò che i suoi occhi vedono. Ragazze? Come si può consiliare la figura di Cristo, della croce con delle ragazze che danzano, impossibile, assurdo.
Il mondo soffre e Dio appare circondato da ragazze mentre suona il flauto con fare gaudente? Sembrerebbe completamente privo di compassione ed amore per i suoi figli. Il cristiano direbbe: “questo non è Dio” in quanto negherebbe ciò che lui crede essere Dio.
La stessa cosa accadrebbe per un indù che si aspetta di incontrare Krisha: se gli apparisse Cristo, questa visione sarebbe priva di comprensione e tenderebbe a negare ciò che vede. L’indù è impossibilitato a credere ad altro da ciò che per lui è Dio… figuriamoci se potesse credere ed accettare la rivelazione; penserebbe fosse un incubo e si sforzerebbe di svegliarsi per evitare di comprendere.
Chi crede è impossibilitato ad avere fiducia nella propria esperienza. Anche se gli fosse rivelata la verità, la rifiuterebbe, a meno che sia la verità ad adattarsi a lui. Lui è più importante della verità… gli schemi che si è dato e costruito per comprendere la verità sono il suo credo, la sua sicurezza, la sua verità ultima e quindi la sua morte.
Credere è uno dei modi per sperimentare il superamento della codardia dell’essere umano, in quanto è incapace di ammettere la propria ignoranza.
Socrate disse: “so di non sapere”, accogliendo il proprio stato di ignoranza si porgeva nei confronti della vita come apprendista e scopritore potendo sperimentare la conoscenza più che la credenza per qualcosa o qualcuno.
Troppo spesso siamo portati a soddisfare il bisogno di apparire sapienti per mostrare tutta la nostra conoscenza ed ignoriamo che ciò che crediamo è la nostra in verità la nostra ignoranza in quanto ci limita e ci impedisce di conoscere il nuovo.
Noi possiamo credere nelle idee o in qualche altro o possiamo scegliere di avere fiducia e sperimentare la conoscenza del nuovo…
Noi vogliamo estrarre dal nostro giorno quanta più gioia; questo è possibile semplicemente tornando bambini e ponendo il nostro desiderio di conoscere come motore delle azioni che ci condurranno a realizzare il nuovo.

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