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coaching aziendale e manageriale

Il coaching aziendale e manageriale e.motionpnl è lo strumento al servizio delle organizzazioni, aziende ed imprese per migliorare il clima ed il sentimento di fiducia all’interno del gruppo squadra di lavoro. E’ un percorso di crescita personale indirizzato ai collaboratori e ai responsabili...

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sulla riunione

Posted by eMOTIONpnl | Posted in Blog | Posted on 29-09-2008

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Le donne e gli uomini della formazione si trovano spesso a dover affrontare situazioni in cui sono tenuti ad accompagnare un gruppo di persone a risolvere un problema o a prendere una decisione. Ciò può avvenire sia durante la gestione dell’aula sia nelle fasi di preparazione dell’attività formativa, nei rapporti con il committente. Ad ogni nuova esperienze formativa il formatore si trova a gestire o accompagnare una dinamica nuova, che esula dallo specifico del suo intervento propriamente formativo, e che comunque è tenuto a risolvere o a facilitare. In queste situazioni il formatore può incontrare problemi nel gestire la discussione e nel portare il gruppo verso un livello accettabile di consenso. E’ per questa ragione che trovo molto importante riportare in questo articolo gli elementi essenziali di un modello particolarmente realista di presa di decisioni di gruppo che. Ritengo che la comprensione e la consapevolezza di come funzionano i processi di presa di decisione nei gruppi sia molto importante per saper gestire le situazioni reali che si presentano nella vita di un consulente o di un formatore, senza contare che il modello stesso può essere di ausilio a quei docenti che svolgono argomenti legati alla comunicazione e alla leadership e ai processi organizzativi più in generale.
Riflettiamo per un attimo su di una tipica situazione di riunione dentro a una organizzazione o tra organizzazioni diverse. In queste situazioni vi è un problema o un tema sul quale evidentemente va presa una soluzione o va manifestato una indicazione. La via più breve per passare dal problema alla sua soluzione sembra quella di discutere l’argomento e decidere quale soluzione sembra accettabile a tutti. Quando la discussione comincia, sembra che le persone siano d’accordo e l’immagine che molti di noi hanno della discussione è più o meno così.
Ogni persona esprime un punto di vista e segue una direzione di pensiero parallela, aggiungendo la propria idea a un’unica linea di pensiero.
Questo modello ideale di discussione lascia pensare che alla fine, una volta che i punti di vista di tutti sono stati considerati, la decisione può essere presa. Secondo questo modello, noi ipotizziamo che tutti i partecipanti ragionino seguendo una stessa linea di pensiero.
Nella realtà però le discussioni spesso non funzionano così. Più spesso, man mano che ognuno apporta il suo contributo, il tema della discussione diventa sempre meno chiaro. Le diverse persone sembrano seguire linee di pensiero diverse, e queste linee di pensiero sembrano addirittura allontanarsi sempre di più le une dalle altre.
In questi momenti sembra che i diversi partecipanti siano distanti miglia gli uni dagli altri. Una decisione comune sul problema in questione sembra impossibile da raggiungere.
Potrebbe sembrare che questo risultato sia l’indicatore di una scarsa capacità del conduttore dell’incontro, e questo è ciò che sentite spesso dire. La riunione è stata gestita male e i diversi partecipanti si sono allontanati più di quanto lo fossero all’inizio dell’incontro. È questa è spesso una descrizione poco precisa di quello che è successo.
Il fatto osservato, che le persone seguono il proprio percorso e che è evidente che sono in disaccordo, è effettivamente avvenuto. Ciò che non è corretta è l’ipotesi su cui si fonda: che tutti fossero d’accordo all’inizio della discussione. Ciò che è successo è che via via che le persone hanno espresso le proprie idee, è emerso che in realtà nelle riunioni le persone sono in disaccordo su molte cose. Questo processo di divergenza è un naturale effetto del condividere le nostre differenti idee su una situazione.
In una riunione ben riuscita ai partecipanti è permesso di esprimere questi disaccordi. E’ opportuno quindi assicurare che queste differenze siano messe a confronto in modo adeguato durante la discussione. Riunioni in cui il gruppo sia messo in grado di confrontare le differenze e di arrivare comunque a una decisione comune producono soluzioni durature. Riunioni in cui le differenze si nascondono producono semplicemente potenziali motivi di confusione e di conflitto futuri. Questa è la ragione per cui una riunione sembra a volte andare bene, e le persone sembrano d’accordo, ma alla fine tutto rimane come prima e le azioni decise rimangono semplici parole.
Una soluzione valida e praticabile per le riunioni quindi deve tenere conto di questa naturale tendenza delle persone ad avere punti di vista, interessi, preoccupazioni diverse, e a venire alle riunioni con mandati e obiettivi differenti. Abbiamo bisogno di un modello di presa di decisioni di gruppo che tenga conto di quel che succede nella vita reale.

Una riunione efficace avrà quindi un periodo di divergenza nel quale le differenti idee, punti di vista e sottostanti priorità dei diversi partecipanti sono portate in superficie e analizzate. Avrà anche bisogno di una fase di convergenza nella quale i diversi contributi sono messi insieme, alcune idee sono analizzate e per il momento riposte o le decisioni rimandate a una successiva analisi, altri punti di vista sono discussi per verificare somiglianze o per scoprire addirittura che sono le stesse posizioni espresse in modo diverso. Altre idee, ancora, sono oggetto di una sottile negoziazione tra i diversi partecipanti per arrivare a un accordo, presente o futuro. Alla fine, se la riunione avrà successo, ci sarà una decisione comunemente accettata, basata sulle reali e legittime differenze tra i partecipanti all’incontro.

linguaggio e credenze

Posted by eMOTIONpnl | Posted in Blog | Posted on 28-09-2008

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Come abbiamo letto negli articoli precedenti, le nostre convinzioni influenzano il concetto che abbiamo su noi stessi ed il processo di pensiero interno che va ad influenzare il comportamento, le emozioni e quindi le nostre azioni…
Proviamo ad ascoltare il nostro dialogo interno… agendo l’ascolto di noi stessi ci rendiamo immediatamente conto che i pensieri che facciamo su di noi sono la diretta sorgente dei nostri condizionamenti.
Quante volte ci siamo trovati ad avere convinzioni su di noi del tipo: “non sono portato per la matematica, imparare una lingua straniera non fa per me…” queste convinzioni sono i nostri limiti, i freni che ci bloccano e condionano. Questo tipo di dialogo interno porta ad accrescere il nostro senso di fallimento…
Un altro trucco che la nostra mente mette in azione per auto sabotare i nostri desideri ed obiettivi sono le espressioni del tipo: “si, ma io non riesco a fare…; però io non ne sono capace”. Queste due espressioni “ si, ma e però…” sono delle modalità che servono a noi stessi per stare immobili o per procedere in cerchio… è un abito mentale che inibisce la nostra efficienza. Questo fenomeno è la conseguenza del circolo vizioso.
Un altro modo per comprendere come parliamo a noi stessi e quindi comprendere quali sono le credenze che ci ostacolano o facilitano nel raggiungimento dei nostri risultati è ascoltare il dialogo che facciamo con gli altri. Ogni volta che ci apriamo all’altro e comunichiamo parlando… in pratica stiamo scoprendo all’altro come ci sentiamo e come ci vediamo.
Ascoltare come noi stessi parliamo agli altri è un ottima modalità per scoprire le nostre convinzioni e cambiare le vecchie convinzioni poco efficaci con nuove convinzioni frutto dell’ascolta e della motivazione a crescere.
Ascoltare come parliamo a noi stessi (dialogo interno) e come ci esprimiamo e come comunichiamo all’altro i nostri pensieri è un allenamento che ci permette di conoscerci più in profondità consentendoci di incontrarci e scoprire la bellezza che siamo ed il benessere che possiamo attrarre e creare.

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[l'arte del farsi domande di cioccolata]

[il forum per la crescita personale]

sulla gratitudine

Posted by eMOTIONpnl | Posted in Blog | Posted on 25-09-2008

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La coscienza di essere grati.
Coscienza di essere parte di un tutto correlato vivente, coscienza che si sviluppa se l’impegno verso la conoscenza si estende a tutto campo, espandendo la visione della parte ed abbracciando quella del tutto.
La gratitudine è la forza che ci muove verso l’altro. Nell’epoca in cui si porta al massimo sviluppo l’individualità, l’egoità, il libero arbitrio, l’uomo ha fortemente bisogno di una conoscenza che per sua natura spinga il pensiero verso il cuore e da lì verso l’azione, che svegli il senso di appartenenza a innumerevoli esseri spirituali (la famiglia, l’impresa, la nazione, l’umanità) e quindi ad un comportamento in armonica crescita col Noi tutto/i.
Se ci si avvede che con la divisione del lavoro ognuno è quasi totalmente servito dagli altri, ne nasce riconoscenza e sentimento di debito che mi esorta a svolgere la mia attività con impegno, entusiasmo e professionalità, è nel lavoro che si sente inconsciamente il senso della vita umana nella sua pienezza: servire i bisogni dell’altro, sperimentare l’essere in comunione nella collaborazione con l’altro, impegnarsi per realizzare i desideri di cui siamo portatori. Nel lavoro di squadra, e oggi lo è quasi sempre, si fa strada una profonda gratitudine per il fatto che i nostri limiti sono compensati dalle capacità dell’altro e da ciò l’impegno a dare tutti noi stessi, senza calcolare quanto diamo e coscienti che ciò che diamo si moltiplica nel processo di ricezione: diamo 10, riceviamo 100, diamo 100 riceviamo 1000, diamo 1000 riceviamo infinitamente molto di più.
Sperimentare gratitudine per tutto ciò che ci viene dato, esorta a creare catene di cooperazione e fratellanza: l’agricoltore dona il suo prodotto al distributore, questi al negozio o alla trasformazione, poi al consumatore….
Gratitudine per gli animali, l’infinito mondo animale, per il canto degli uccelli, gioia fluente verso la nostra anima. Gratitudine è anche comprensione dell’agire con l’altro, gratitudine è l’attivazione che favorisca l’equilibrio degli ecosistemi, perché la gioia continui ad effondersi, perché io e loro siamo intessuti nel gran Tutto e anch’io senza di essi potrei svanire e terminare di esistere.
Gratitudine per le piante, benedizione che viene su dalla terra, diligentemente accudite dagli esseri elementari che accolgono gli archetipi di vita dal cosmo.
Allora quando mi appresto ai pasti rendo grazie a tutte le forze che si sono attivate perché quel miracolo avvenga, e tanto più sincero è quel sentimento tanto più emano forze fecondanti la natura. Quando di giorno in giorno, di stagione in stagione passo davanti ad una pianta, attento e fecondante mi fermo ad osservarla, sempre più con sincero interesse, quella pianta, con tutti gli esseri elementari incatenati al suo servizio, dal mio sguardo presagisce futuro, nuova speranza, nuovo sole. Ognuno realmente può contribuire a dare impulso alla giusta evoluzione della natura: col verace interesse, sinonimo di volontà cosciente.
Gratitudine è la virtù di chi innanzitutto si ri-conosce come dono.
È la virtù anche di chi nella libertà dona e riceve, con profondo rispetto alla dignità della persona a
cui si rivolge, che riconosce che l’altro è un dono.
È una virtù tipica della relazione tra un io ed un altro che si riconoscono e si scoprono in un Noi che li comprende ed espande. Più che ringraziare un potere, un diritto assolto, si ringraziano le persone, gli animali e le cose in quanto diretta espressione del divino. È tipico di chi riconosce i propri limiti e lascia colmarli nel tutto.
Gratitudine è perdonarsi ed incontrare l’altro sperimentando l’amore per l’esistere.

[coaching bellessere]

[forum]

chi possiede il significato delle parole?

Posted by eMOTIONpnl | Posted in Blog | Posted on 24-09-2008

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Ognuno di noi conferisce un proprio significato alle parole in quanto filtra il significato delle parole attraverso convinzioni, credenze e tutto il bagaglio di conoscenza fornito dalle esperienze che ognuno di noi fa.
Come detto in un precedente articolo “la mappa è differente dal territorio”, questo significa che il significato delle parole e della comunicazione in generale risiede nelle persone più che nelle parole.
Se apriamo un dizionario scopriamo migliaia di significati, un adulto in media ne utilizza circa 500, ognuna delle quali contiene tra 25 e 30 significati differenti… questo significa che due persone possono utilizzare 500 parole con la possibilità di 12500 significati differenti!
Un termine espresso con una parola è una rappresentazione della cosa che si nomina o si descrive. Ciò che è fondamentale comprendere è che la codifica ed i segni (le parole) che esprime chi parla possono condurre un significato differente a chi ascolta e decodifica il significato.
Nel processo di ascolto è molto importante fare un riassunto ed una sintesi per comprendere se quello che abbiamo ascoltato corrisponde a ciò che è stato espresso.
Troppo spesso diamo dei giudizi sulle persone basandoci semplicemente su cosa vediamo, sentiamo, percepiamo. Valutiamo la competenza individuale, le intenzioni e la motivazione di ognuno di noi attraverso i nostri filtri semantici, cioè attraverso la mappa che abbiamo della realtà che ci circonda.
Quante volte ci siamo trovati a moderare una conversazione tra due amici, colleghi, dipendenti?
Quante volte ci siamo trovati a dire: “un momento, lui voleva dire….., hai compreso differentemente il significato di ciò che voleva dire….”
Ciò che è fondamentale comprendere è che le incomprensioni nascono a causa di una reale differenza nell’attribuzione di significati alle parole che l’altro utilizza per esprimere le proprie idee ed i propri pensieri. Ognuno di noi ha costruito una mappa della realtà che si costruito attraverso la propria personale esperienza, questa mappa è la griglia che utilizziamo per interpretare e dare significato alle cose.
Ognuno di noi riceve i dati sensoriali in modo unico; più che dati grezzi, sono dati filtrati e decodificati dal ricevente e quindi soggetti a modifiche e distorsione dei significati.
È importante riconoscere che le affermazioni che facciamo sugli altri, dopo averli ascoltati, riguardano in realtà la nostra esperienza. A volte abbiamo una reale difficoltà a separare la realtà esterna e quella che riguarda solo la nostra esperie ed i filtri con cui riceviamo i messaggi.
[scopri come utilizzare la forza della tua comunicazione]

sulla paura

Posted by eMOTIONpnl | Posted in Blog | Posted on 23-09-2008

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Una delle limitazioni più grandi che l’uomo riesce a crearsi è la paura.
La paura condiziona tanti esseri umani. La paura di una malattia… la paura di un incidente… la paura di un licenziamento… la paura che si prova nell’affrontare un esame… la paura di affrontare al capo o di fronte ai collaboratori… la paura di una responsabilità o di un opinione differente…
Queste sono alcune delle paure che possono influenzare e limitare il comportamento dell’essere umano.
Da cosa deriva la paura???
la paura si scatena quando abbiamo perso la sicurezza… il possesso di una condizione che ci donava tranquillità e certezza. Quindi se da un lato la perdita di sicurezza e quindi l’insicurezza genera paura dall’altro lato la paura può scatenare altre emozioni quali rabbia, rancore, odio e finire col generare lotta, aggressione o difesa. L’insicurezza è senza dubbio indice di im-potenza.
La paura quindi è figlia dell’insicurezza. Insicurezza è anche scarsa fiducia in se stessi, nel mondo, negli altri. Questa premessa conduce ad un’altra riflessione molto interessante.
La maggior parte delle persone appartiene ad una religione e crede perciò a Dio, ad Allah, Budda, Krisha. Normalmente è un Dio molto potente, onnipotente, giudice e creatore del tutto e di tutti.
Quindi possiamo anche affermare che se abbiamo insicurezza tanto da generare la paura verso determinati aspetti della vita… abbiamo sfiducia nel creatore e quindi in Dio… ma questo è un argomento che avremo modo di sviluppare in futuro.
Ciò che qui ci interessa comprendere sono le conseguenze della paura.
La paura ci conduce ad aggrapparci, come scogli in mezzo al mare, ai dogmi, ai giudizi, ai sistemi di credenze, ad un certo posto di lavoro, ad un fidanzato, ad una moglie…
In pratica crediamo che tutto questo sia la nostra sicurezza, la nostra identità ed il nostro orientamento in questa vita. La cosa incredibile è che tenendoci aggrappati a qualcosa o qualcuno, blocchiamo la creatività della vita.
L’insicurezza è l’emozione della dinamicità dell’esistere. L’insicurezza è la spinta creativa che conduce al nuovo, alla scoperta ed alla creazione. Ciò che è legato muore… l’acqua ferma imputridisce. Questa è la realtà.
Quante volte commentando una partita di calcio è emersa l’espressione: “la squadra ha avuto paura di vincere…” la paura per quanto piccola restringe il nostro respiro, offusca la visione del futuro e le nostre azioni nel presente risultano deboli ed im-potenti. La paura disturba l’armonioso flusso della vita. Questo vale nello sport, nella famiglia, nel lavoro, nelle amicizie ed in ogni campo della vita di un essere umano.
Possiamo in sintesi affermare che la paura nasce da una fondamentale carenza di fiducia nella vita; da una parte induce a reazioni di difesa (lotta) e dall’altra blocca l’energia vitale che ci consente di pensare… immaginare… crescere… ed agire.
Possiamo dunque chiederci come utilizzare la paura, quale informazione ci sta donando?
La paura, infatti, è l’emozione che conduce alla rinascita di una parte di noi. È il tempo che dedichiamo al lutto per qualcosa dentro di noi o qualcuno.
I bambini, conoscono molto bene come vincere la paura e lo fanno affermando la curiosità, sono curiosi, vogliono conoscere e crescere, voglio scoprire il funzionamento delle cose, il significato della vita… sperimentano l’insicurezza e comprendono la vita

[Vuoi nutrire la tua curiosità per il domani]

[il forum per far crescere le tue capacità di team leader]

la differenza che fa la differenza

Posted by eMOTIONpnl | Posted in Blog | Posted on 22-09-2008

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Quanti di noi considerano la diversità del nostro compagno di squadra come un carisma da utilizzare, come una risorsa fondamentale per crescere insieme?
La più ovvia risorsa a disposizione del gruppo sono i suoi differenti componenti: le persone che sono state assunte o che si sono candidate a farne parte, ognuna con i propri carismi, le proprie differenze, con le proprie competenze, specializzazioni, capacità ed esperienze che andranno a definire il tipo e la qualità del contributo offerto al lavoro del gruppo. Sottolineare l’importanza dell’essere umano che partecipa al gruppo in termini di risorsa, sottolinea l’importanza e la crucialità del momento in cui il gruppo prende vita. I gruppi che lavorano con efficacia al raggiungimento dei risultati l’individuazione delle singole risorse è un processo che richiede una forte considerazione strategica delle scelte. La scelta delle risorse da mettere in campo è determinata in modo da ottenere:
COERENZA tra le competenze che le persone possiedono e la natura delle attività che saranno chiamati a svolgere.
COMPLEMENTARIETA’ nel senso di armonizzazione delle diverse competenze che le persone possiedono al fine di ottenere la massima competenza complessiva del gruppo.
È sostanziale considerare come l’estremizzazione di queste due caratteristiche nella scelta delle persone e relative competenze nella formazione del gruppo può generare inefficacia e sterilità del gruppo stesso.
Infatti, esasperare la coerenza può generare la sterilità del gruppo andando a limitare ed anche impedire la complementarietà: se consideriamo un gruppo di soli ingegneri, il pericolo che si rischia di correre è la quasi assoluta assenza di idee creative… mancano in pratica le risorse che esprimano idee immaginando il risultato finale senza per forza aver effettuato simulazioni al pc o infiniti calcoli matematici. Se formiamo un gruppo estremamente coerente, composto esclusivamente da risorse umane che hanno caratteristiche puramente razionali finiamo col perdere la possibilità di trovare soluzioni creative ai problemi, come di contro un gruppo estremamente irrazionale, abituato ad agire con solo l’ausilio della fantasia, alla lunga corre il rischio di trovarsi senza nessun legame col terreno.
Così l’estremizzare l’eterogeneità delle risorse del gruppo, può mettere in pericolo la possibilità di integrare tutte le competenze, finendo per far crollare i ponti che fanno interagire le diverse competenze. Quante volte ci siamo trovati di fronte persone che esprimevano questa situazione con termini del tipo: “il nostro gruppo va a rotoli perché abbiamo formazioni troppo diverse e quindi è impossibile collaborare e trovare insieme soluzioni funzionali al raggiungimento della meta prefissa.”
Le analisi e gli studi effettuati da eMOTIONpnl con e sui gruppi e le aziende affidate ci portano ad affermare che il miglior equilibrio tra coerenza e complementarietà delle risorse umane si crea di volta in volta che il gruppo si struttura e si confronta con situazioni pratiche in cui è chiamato ad interagire. Ogni gruppo è portatore di una storia che è la sintesi delle esperienze che il gruppo stesso fa nel confrontarsi con gli obiettivi e le sfide che il mercato presenta. In verità, pensare che la questione coerenza e complementarietà delle risorse sia qualcosa che preceda la composizione del gruppo è un falso concettuale, infatti, ogni gruppo dal momento in cui si confronta con obiettivi e mete nuove è nuovo di per sé. Ogni componente del gruppo dal momento in cui si trova ad interagire con i suoi compagni di squadra su un nuovo progetto, in realtà è portato a scoprirsi per far conoscere le proprie competenze ed a scoprire e conoscere le nuove competenze dei suoi compagni di team.
Per ottenere il massimo frutto dalle nostre risorse umane, è fondamentale utilizzare le diversità di cui sono ricche e metterle in interrelazione per ottenere un insieme ricco in quanto eterogeneo, coerente e armonioso. L’integrazione è in questo senso la chiave di volta per ottenere il massimo frutto da diversità, coerenza, e complementarietà.
In sintesi, quando i partecipanti percepiscono che il gruppo è in grado di utilizzare la diversità dei suoi componenti, costruendo sull’eterogeneità l’efficacia delle proprie performance, saranno anche più inclini a riconoscere e dichiarare la propria specializzazione e quella del proprio compagno di squadra. Il gruppo che ha coscienza della risorsa che ogni partecipante al gioco fornisce, favorirà la differenza che integra e consente l’adempimento degli obiettivi ed eviterà la differenza che divide e che produce l’antagonismo oppositivo.

[il forum per far crescere le tue capacità di team leader]

l’arte di delegare

Posted by eMOTIONpnl | Posted in Blog | Posted on 21-09-2008

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Delegare come strumento di formazione significa assegnare e affidare ruoli e compiti ad altri. Delegare significa anche e soprattutto far crescere la responsabilità delle persone a cui viene affidata la fiducia nell’agire e nel crescere. I compiti sono le attività semplici e a breve termine che devono essere svolte. In qualità di manager, probabilmente voi chiedete al vostro personale di svolgere compiti quasi ogni giorno. È fondamentale comprendere che far svolgere dei compiti semplici al personale è diverso dal delegare la responsabilità del ruolo e del compito.

Delegare significa che il personale accetta e quindi sceglie di occuparsi di lavori, progetti, mansioni significativi e di altri compiti importanti.
Una buona parte dell’idea errata che molti dirigenti hanno della delega, idee errate che alimentano apprensioni a tale proposito e creano riluttanza nel metterla in pratica, è la convinzione che delegando si perde tutto il controllo sulle decisioni, ma dare agli altri una fetta delle propria responsabilità significa estendere la propria influenza e creare maggiore impegno per la causa. Ciò che riduciamo è soltanto l’onere di dover fare tutto da soli.

Affidare è una parola chiave nel processo di delega: significa che interessano i risultati di ciò che si delega e che si è disposti a fornire il supporto necessario per aiutare l’allievo che si allena a raggiungere quei risultati. Per far ciò bisogna lasciare che le nostre risorse umane svolgano i compiti a loro assegnati.
Oltre a fornire il giusto supporto, dovete anche specificare chiaramente cosa vi attendete e mantenere alto il grado di responsabilità dell’allievo.
Questo è ciò che significa delegare efficacemente, la responsabilizzazione è tutta qui.
Responsabilizzare i propri dipendenti significa compiere tre azioni:

Dare la libertà necessaria per portare a termine un lavoro (senza stare con il fiato sul collo dei dipendenti).
Fornire il giusto livello di supporto per permettere che il lavoro sia svolto correttamente, comprese informazioni, formazione, risorse ecc.
Ritenerli responsabili del raggiungimento degli esiti indicati.
Tutte e tre queste azioni sono parte integrante del processo. Perciò, quando si delega efficacemente, si dà più potere al proprio personale. Ecco alcune cose che è possibile pensare di delegare:

Risolvere problemi abbastanza ricorrenti con i clienti
Stabilire il piano di lavoro giornaliero
Gestire le mansioni tecniche
Compilare i dati
Compiere ricerche relative ai problemi che si presentano
Formare i dipendenti relativamente alle nuove procedure
Comunicare le modifiche ai componenti del team
Gestire i problemi nelle relazioni con i rivenditori
Rispondere alle domande più frequenti
Gestire le nuove funzioni che vengono create a causa di cambiamenti nel luogo di lavoro

Cosa si guadagna quando si impara ad applicare questo strumento di formazione che è la delega?
Chi ha partecipato ai seminari eMOTIONpnl sull’arte di delegare racconta:

Maggiore produttività: delegare significa massimizzare le risorse umane. Più gli altri hanno la possibilità di portare a termine il lavoro, maggiore sarà la produttività.
Sviluppo del personale: delegare crea opportunità di crescita per i nostri collaboratori. Man mano che riescono a gestire al meglio nuove responsabilità, le loro capacità e abilità si rafforzano. La competenza, e spesso anche la fiducia e la motivazione, crescono.
Buona creatività e buone soluzioni: delegare permette al personale di essere autonomi e di concentrarsi appieno sul problema più immediato, spesso producendo più idee e idee migliori.
Un migliore impiego del tempo e meno stress per noi: delegare ci dà il tempo di dedicarci alle questioni strategiche e ci permette di assumere un ruolo di leadership più elevato nella soluzione dei problemi o nel fare progredire le iniziative. Questo impiego migliore del nostro tempo ci fa diventare la guida di cui gli altri hanno necessità.

[decidi adesso di costruire un gruppo di lavoro responsabile]

… “il diavolo veste prada”: rappresentazione del processo di formazione e delega del personale

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la coppia come libertà di individualità…

Posted by eMOTIONpnl | Posted in Blog | Posted on 20-09-2008

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la libertà di amare…
come possiamo aprire le porte delle gabbie che ci costringono ed opprimono?
Troppo spesso ci avviciniamo all’altro perché cerchiamo un punto fermo nella movimentata e dinamica corrente della vita…
Pensiamo alla persona di cui desideriamo conquistare “l’amore”… vogliamo diventare importanti per l’altro… vogliamo essere unici… vogliamo essere la prima persona a cui pensa… vogliamo operare una trasformazione nella sua esistenza… vogliamo che questa persona si interessi a noi in maniera speciale…
Vogliamo che questo altro essere umano ci accetti in maniera esclusiva, la invitiamo e quasi costringiamo a limitare la nostra libertà a sua piacere, a controllare il nostro comportamento… i nostri itinerari… i nostri interessi a suo esclusivo interesse.
È come se dicessimo: “se tu vuoi essere unico per me devi stare alle mie condizioni… perché nel momento in cui deluderai le mie aspettative tu cesserai di essere unico per me…”
Noi volevamo essere unici per quella persona? Ed allora ci costringiamo a pagare un prezzo in termini di perdita della nostra libertà. Ci troviamo a ballare al ritmo imposto dall’altro, così come pretendiamo che gli altri danzino al nostro ritmo se vogliono essere speciali per noi. Chiedere di essere unico per l’altro significa essenzialmente impegnarci affinché l’altro ci trovi piacevoli ed adatti a lui; e così finiamo per perdere la nostra libertà.
Se vogliamo possiamo sperimentare e comunicare all’altro: “io ti lascio libero di essere te stesso/a, di pensare con la tua testa, di seguire i tuoi gusti e le tue inclinazioni, di comportarti nella maniera che più ti aggrada”.
Così una volta scoperti questi pensieri e pronunciate queste parole ci troviamo di fronte a due possibili re-azioni:
- Il nostro cuore si discosterà da queste parole e ci rivelerà il bisogno che abbiamo di legarci ed aggrapparci all’altro;
- Oppure il nostro cuore sentirà sinceramente quello che le nostre parole esprimono, ed allora in quel preciso istante crollerà ogni controllo, la gabbia svanirà, ogni imbroglio, ogni falsità, ogni manipolazione cesserà di esistere. Noteremo che l’altro sarà importante per noi come lo è la vita con tutte le sue meraviglie… la persona che prima falsamente chiamavamo amore solamente perché soddisfacesse il nostro bisogno di sicurezza, apparterrà a noi tutto/i ed anche noi tutto/i. Pronunciando queste parole anche noi ci siamo resi liberi dalla dipendenza e della sicurezza del falso amore…: ora siamo pronti ad amare agendo nella libertà dell’esistere.
Quando ci aggrappiamo all’altro e lo etichettiamo con nomi del tipo “amore mio… il mio fidanzato… la mia amata”, quello che offriamo più che amore è una catena che ci legherà all’altro in vincoli e costrizioni che spesso sfociano nella costruzione di dinamiche che troppo spesso hanno lo scopo di limitarci ed annichilirci, annullando le nostre capacità creative e creanti.
L’amare è anche e sopra ogni cosa incontrarsi nella libertà delle nostre azioni e dei nostri desideri… l’amante così potrà trovare la libertà dell’amata sperimentando la fusione e la scoperta del nuovo…
eMOTIONpnl rapporti e relazioni “la coppia come libertà di individualità”

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[coaching bellessere la libertà di amare]

apprendere crescere evolversi

Posted by eMOTIONpnl | Posted in Blog | Posted on 19-09-2008

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In che misura siamo capaci di modificare il nostro destino?
Utilizzando un’interpretazione deterministica dell’esistere, e quindi considerando il programma di vita come determinato con certezza possiamo distinguere due approcci ugualmente validi per apprendere ed interagire con l’esistere e le sue meraviglie.
Il primo approccio è di tipo consapevole. In questo primo caso l’uomo è sempre disponibile ad affrontare le richieste del destino ed è predisposto a dare soluzione agli accadimenti che si presentano, secondo questo approccio i problemi sono opportunità per crescere e strutturare nuova armonia.
Il secondo approccio è di tipo inconsapevole, o ignorante, questo si verifica ogni volta che l’uomo decide di trascurare i problemi che la vita dona.
La maggior parte degli esseri umani si limita volutamente al secondo approccio, ovvero trascura i problemi e le possibili soluzioni e così finisce per sperimentare dolore e frustrazione…
“finché siamo pronti e disponibili ad evolvere i nostri punti di vista cambiandoli ed armonizzandoli alla luce delle esperienze e delle soluzioni che siamo capaci di creare, finché siamo disponibile ad accogliere nuove visioni del domani, a rischiare nuove esperienze, ad ampliare la nostra coscienza in modo da scoprire la meraviglia e la ricchezza in tutti i compiti che il destino ci presenta, allora abbiamo deciso di godere ed iscriverci al club dei nati per godere della vita…”

Nel momento in cui cerchiamo di evitare i problemi, di ometterli e di negarli lasciamo che gli altri trovino soluzioni per noi finendo per sperimentare dolore ed incapacità… siamo noi gli artefici della nostra vita, siamo noi a scegliere e decidere di estrarre dal nostro giorno quanta più gioia possibile.
chi affronta il domani sfuggendo i problemi sono persone che tendono a lamentarsi del mondo e degli altri, tendendo a dare la colpa agli altri per i loro problemi e per ciò che la vita gli dona… il proiettare colpe e responsabilità sugli altri e sul mondo porta ad avere meno efficacia e meno presenza nella risoluzione dei problemi…
Sicuramente l’ambiente circostante costituito da persone, animali, e cose è l’organo che crea le resistenze per lo sviluppo, la crescita e l’apprendimento… quindi dove risiede il problema???
Il problema è nella persona che interagisce con le resistenze dell’ambiente… va anche precisato che le resistenze dell’ambiente sono essenziali per accrescere l’energia e le competenze di ogni essere umano. Quando consideriamo le resistenze, o i cosidetti problemi come nuove opportunità per sviluppare competenze ed armonie di livello superiore.
Noi possiamo scegliere di godere della vita e crescere delle nostre esperienze…
A noi la scelta…

[decidi adesso le azioni che ti consentono di realizzare il tuo futuro]

emotionpnl marketing passaparola e comunicazione

Posted by eMOTIONpnl | Posted in Blog | Posted on 18-09-2008

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Dobbiamo avere un buon prodotto!

Bisogna avere un buon prodotto/servizio per utilizzare le strategie di marketing passaparola; in caso contrario; facciamo aumentare le voci negative.
Si possono spendere milioni di euro in pubblicità, avere degli slogan eccezionali, accattivanti ed emotivamente efficaci, una forza vendita tra le più aggressive: se il prodotto/servizio è scadente la strada è senza speranza di successo.

…scordiamoci delle ricerche di mercato e dei rapporti degli analisti. Nel mondo degli affari, il passaparola è probabilmente la forma di comunicazione più potente che ci sia. Il passaparola è tanto importante da determinare successo o in-successo della reputazione di un’azienda.
Che ci piaccia o no, le persone parlano continuamente della nostra azienda. Alcuni commenti possono essere vantaggiosi per la riuscita delle nostre azioni altre possono determinare un blocco o una sconfitta…
Le voci che corrono si possono gestire, canalizzare e nutrire?
Le voci ed i messaggi generati dal passaparola possono essere nutrite con informazioni che possono contribuire a determinare un passaparola positivo e quindi una notevole forza delle voci favorevoli che contribuiscono alla riuscita dei nostri prodotti/servizi.
Così all’interno delle nostre relazioni, all’interno dei gruppi che guidiamo, all’interno delle nostre famiglie è possibile istaurare un clima bellessere tanto potente da generare passaparola straordinariamente efficace.
Ascoltare le dinamiche del passaparola.
Il primo passo che possiamo fare è aprire bene le orecchie. Ascoltare.
Facciamo attenzione a quello che dice la gente. La gente che parla è di tutti i tipi… chi è? Cosa dice? I vostri capi? Le segretarie? I ricevimenti? I collaboratori? I clienti e le clienti? I soci?
Spesso le reazioni al passaparola per chi è il soggetto delle voci sono: sminuirlo, evitare di dargli peso perché ci si crede impotenti a modificarne i contenuti e gli effetti.
Noi siamo convinti che possiamo incidere sul passaparola tanto da determinare un utilizzo mirato ed efficace.
Prendiamo ad esempio la Apple: quando la Apple lancia un nuovo prodotto sul mercato, un mac, la società fa in modo di parlarne apertamente, lo spiega alla propria rete di distribuzione; parla con i club di utenti, con i concessionari e con tutte le riviste di categoria. Gestisce tutto quello che viene detto sui giornali, attraverso conferenze, pubblicità marketing e mailing. Lancia il nuovo prodotto con feste e con concerti. “Se è davvero un buon prodotto” tutti i fan della Apple sanno che per loro c’è un nuovo prodotto vincente e ne parlano. Le voci vengono trasmesse lungo la linea, diventano sempre più convincenti fino a generare la convinzione che è impossibile continuare a vivere senza il nostro prodotto.
Il primo comandamento per sviluppare un’efficace strategia di marketing passaparola è ascoltarci, ascoltare le voci interne.
Le voci ed il clima all’interno delle nostre aziende influenzano il morale, il morale, i risultati di vendita, la motivazione, il profitto, ed influenzano anche i dipendenti, i collaboratori, gli allievi e gli esterni.
Il marketing passaparola inizia dentro le organizzazioni, sia che ce ne rendiamo conto sia che ignoriamo la cosa, le voci interne ai gruppi determinano la coesione e l’efficacia delle azioni del gruppo stesso… i pensieri e quindi i discorsi delle nostre risorse umane sono la vera forza delle nostre aziende, sta a noi nutrirle, innaffiarle, potarle per generare la migliore comunicazione interna pronta per essere ascoltata e veicolata dal mercato.

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